81, 4-Dic-94, 11:45, Anchorman, People, *, 2497
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Requiem per una comunicazione mediata dalla macchina.
JLGodard, i francesi sono degli idioti anche soltanto perche' si appassionano ai dibattiti
Se le parole non traducono cio' che sta dietro alla mia bocca, io non faccio nulla perche' esse escano.
Impedisco il "comunque", l'"ogni caso", il "vada come vada".
Mi ostino all'esatta rispondenza tra il pensato e il detto, tra il "sentito" e il detto (del resto, anche all'esattezza del sentire e del pensare).
Opero la contrazione della comunicazione: non esiste parola che traduca. Manco di parola, e il pensato e sentito sono un libro non scritto.
Rifiuto l'azione di traduzione: impedisco alle mie parole di comunicare. Quando "devo" (in ogni momento, cioe'): balbetto. Non prendo gusto al "farsi" del pensiero mentre la parola parla. La parola non ha piu' vita propria, non evoca, non suggerisce, non "segna".
Non accetto di chiedere la complicita' dell'altro: "Capisci?, Intendi?". L'operazione di traduzione e creazione di pensiero, mi vede sola.
La comunicazione mediata dal calcolatore (CMC) crea l'illusione (parola scadente) di schermarsi attraverso la scrittura (scrittura schermica). Io posso rispondere o non-rispondere, e comunque "prendere tempo" per rispondere. E la risposta - quando verra' - e' meditata, provata, controllata, studiata, curata, limata, tolta da eccessi umorali, smorzata, o caricata, sottolineata, MARCATA, calibrata (anche l'eccesso e' calibrato). Ho modo di pensare se intervenire cautamente o leggittimare l' "accesso" di rabbia, di dispetto di entusiasmo (non c'e' spazio per l'effusione verbale!). Posso "guidare" la comunicazione.
Io accetto ed insieme respingo l'opportunita'.
Cosi', ora la comunicazione verbale mi irrigidisce (finalmente la mediazione della scrittura!): non fluisco piu' attraverso la parola detta, mi "controllo" anche quando parlo. L'altro supplica con lo sguardo le mie parole abortite e la supplica mi irrigidisce di piu' - se possibile: le mie parole non ne sono degne.
ESC, (F)ine, Sc(r)ivi, (*), (C)ancella. Abortito per sempre.
La Rivoluzione comunicativa (cmc), "attenta" al discorso verbale, si appella al "poi ti scrivo", rimanda la comunicazione ad altri momenti, al momento in cui la potro' "curare" e curarmi dell'interlocutore, curare la "qualita' " della comunicazione. Il discorso si schianta sul marciapiede, allora, o rimane conficcato nelle pupille del "supplice" ancora a meta', se non addirittura all'inizio.
Al colmo - per vendetta del discorso verbale - nego anche la comunicazione mediata dalla scrittura.
La tragedia e' consumata.
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