Undicimila studenti, le matricole, affluiranno
secondo programma, nell’Università di Arcavacata
dopo la pausa estiva, provocando un
rimescolamento cospicuo del sostrato antropologico,
per così dire, per mutazioni continue,
e impercettibili cambiamenti. Il life sharing
relativo è già in corso con la magia dei
grandi numeri e la minuziosa particolarità
delle reti convergenti, sms, web, messengers,
mobile telephone, low cost to cost. Si caricherà
per tutto Agosto, dal primo al venticinque
del mese, con la coda delle prove ai primi di
settembre, delle intenzioni di chi s’appressa
alla fatica degli studi ulteriori più o meno
sconsideratamente.
Il cretino matricolato, è lì in agguato, si direbbe
da certi segni. Anche se pochi sanno dell’etimo
relativo all’insulto che è del pauvre
chrétien, presso di noi altrimenti “povero cristo”;
mentre qualcuno in più attinge forse della
matricolazione, che è tutto dire, per le istorie
antiche delle iniziazioni goliardesche, ahimè
fuorvianti nel contesto attuale.
La figura complessiva del malcapitato ne esce
comunque irrimediabilmente compromessa
ed emerge prepotente il sospetto che le sue
prime scelte siano da riconsiderare, e con
estrema urgenza.
L’enfasi grottesca di questo ragionar scrivendo
nello stile del professor Cordero - mutuato
alla bisogna dalle sue ultime prove giornalistiche
di tarda militanza politica più che dai
mirabili pamphlet delle opere dei tempi migliori
(Lettera a Monsignore, Opus), ahimè andati,
come spesso suolsi così colà ove possibile
- adombra la situazione irresistibilmente
comica che si nasconde nella gestione burocratica
di simil delicati frangenti legati all’accoglienza
ai nuovi iscritti delle Università.
E iniziative di orientamento approntate qui e
là, matriculì matriculà, aggravano vieppiù la
situazione con formulazioni improbabili e tutoraggi
forsennati, prêt à porter, in prestito direttamente
dai mercati alla funesta concezione
aziendalistica della formazione universitaria,
contratti gli uni in mirabolanti manifestazioni,
ristrette le altre in spazi brevi e tempi
conseguenti, con le anacronie tipiche delle
vecchie cadenze precedenti l’organizzazione
digitale dell’informazione, ma oggi non più
sostenibili.
Pensiamo che in sostanza sarebbe bene connettersi
ai flussi della comunicazione sempre
in atto piuttosto che ricreare ad hoc impossibili
stand up, adatti maggiormente a prodotti
tipici e a telefoni cellulari. Appare preferibile
sollecitare alla partecipazione comunità già
in moto per altri versi, disponibili ad assumere
nel loro percorso anche le occorrenze più
concrete ed immediate dell’iscrizione, e poi
dell’immatricolazione; si dovrebbe invitarle
in tal senso ad occuparsi non soltanto delle
nobili scelte di fondo a cui tendono elettivamente,
ma anche a por mano alle opzioni che
ne sono all’origine e che ne conseguono. In
quanto network essi stessi, nati per la comunicazione ed il dibattito non occasionale, questi gruppi on line hanno il fiato e l’allenamento per l’impegno che viene da lontano e può durare a lungo oltre l’occasione e l’evento iniziale.
Tollereremmo sicuramente refusi, ed anche
imprecisioni di sostanza, nella scrittura e nel
porting telematico, perché la partecipazione dei
giovani esordienti, se necessario, riparerà tutto in diretta e nel tempo reale degli eventi di cui sono attori protagonisti.
di Orazio Converso * 2006
* Orazio Converso è docente di Sistemi di web editing e di Scritture digitali presso l’Unical
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